
Ma
la sindrome da iperattività esiste o no, non sarà
un'invenzione delle case farmaceutiche concepita solo per crearsi
un mercato a danno di bambini che non hanno altro torto che
essere un po' vivaci? L'allarmante questione rimbalza da qualche
tempo sulla stampa scientifica americana con un risalto almeno
pari alla scoperta di questo deficit di attenzione noto come
Adhd: un disturbo neuropsichiatrico che esordisce in età
pediatrica e causa iperattività, impulsività,
ridotta capacità di concentrazione. La patologia interferirebbe
con la capacità del bambino di svolgere le normali attività
quotidiane fino a comprometterne la vita di relazione e scolastica.
L'adozione di terapie farmacologiche ha causato il sorgere di
una diatriba internazionale in cui si accusa il personale medico
di eccessiva facilità nella prescrizione di psicofarmaci
ai bambini troppo vivaci. Chi viene diagnosticato come affetto
da Adhd viene curato con psicofarmaci che arrivano ad essere
della stessa classe degli stupefacenti. E' scoppiata un'aspra
controversia che divide il mondo scientifico, medico, pediatrico.
Dov'è la verità?
Gli studiosi sottolineano che è fondamentale la diagnosi:
prima di prescrivere farmaci dalle inquietanti controindicazioni,
dev'essere il più accurato possibile l'esame del soggetto
e del contesto sociale in cui vive, la famiglia, l'ambiente
scolastico. L'Istituto superiore di sanità aveva promosso
il Progetto Prisma, che parte dalla distribuzione di questionari
negli asili, nelle scuole elementari e medie per individuare
eventuali disturbi mentale, e rassicura che non c'è nessun
tentativo obliquo di assecondare le strategie di marketing delle
case farmaceutiche. La maggior parte dei bambini rispondeva
correttamente a domande come: Da seduto giocherelli con le mani
o con i piedi? Non riesci a stare seduto? Hai difficoltà
ad aspettare il turno? Insomma c'era il tentativo di seguire
metodi scientifici per identificare chi avesse bisogno di cure
preventive a base di psicofarmaci ma i dubbi restavano.
Ora l'United Nations Committee on the Right of the Child, organismo
di controllo dell'Onu sui diritti dei bambini, ha preso posizione
contro gli abusi di ipermedicalizzazione dell'infanzia con specifico
riferimento ai farmaci per l'Adhd: «La sindrome è
spesso mal diagnosticata e gli psicostimolanti per la sua cura
sono prescritti in eccesso, nonostante la crescente evidenza
circa la pericolosità dei loro effetti». In America,
1,2 milioni di bambini assumono farmaci stimolanti. Si muove
anche la Food and Drug administration: ha pubblicato dei warning
specifici e imposto l'introduzione su certe classi di psicofarmaci
per l'infanzia di black box, riquadri neri sulle confezioni
che mettono in guardia circa i più gravi effetti collaterali,
inclusi comportamenti violenti e idee suicide.
La Commissione Europea, attraverso l'agenzia di controllo sanitario,
nell'agosto 2005 ha emanato un avvertimento, ripreso dall’agenzia
del farmaco italiana, circa l'uso di antidepressivi in età
pediatrica, considerati sicuri e che invece -è stato
provato da test di laboratorio e trial clinici - inducono pensieri
suicidari. Il tentativo è chiaro: prima di ricorrere
a soluzioni farmacologiche, bisogna diffondere una corretta
informazione ai genitori, adottare sistemi diagnostici scientifici
e certi e lottare contro la tendenza a fare diventare patologico
qualunque comportamento di un bambino che viene considerato
non normale solo perché particolarmente vivace.
di
SILVIA MARIA BUSETTI
LA
REPUBBLICA - 16 gennaio 2006 AFFARI&FINZANZA pag. 11