"E' LA SCONFITTA DEL NOSTRO CALCIO SOMIGLIAMO AL SUDAMERICA"

L'ex campione amico del giocatore: "Ma a Madrid c'è chi è andato a piedi..."

ANDREA SORRENTINO
«IL Real Madrid è un sogno. Per quelli della mia generazione, per i giovani di adesso, per chiunque ami il calcio. Sono felice per Antonio. Ora non gli resta che dimostrare di essere un giocatore da Real Madrid». Gigi Riva parla da fratello maggiore: alla vigilia degli Europei del Portogallo, tra lui e Cassano, nacque un rapporto speciale, fatto di lunghe chiacchierate, sfoghi, confidenze. «Io so tutto di lui e lui sa tutto di me», disse Riva in quei giorni. Il rapporto è rimasto solido.
Riva, alcuni dicono che Cassano a Madrid è una sconfitta soprattutto per il giocatore. Lei è d'accordo?
«Ma quale sconfitta? Non mi pare che molti italiani siano andati al Real prima di lui. Capello, quando fu chiamato per allenarlo, andò a Madrid a piedi, attraversando tutta la Francia e i Pirenei... Non mi sembra certo un declassamento, anzi».
Eppure il miglior talento del calcio italiano se ne va: di chi è la colpa?
«La Roma ha commesso un grave errore. Cassano usci dagli Europei come il miglior giocatore italiano e a quel punto il club doveva venderlo oppure prolungargli il contratto. Invece il momento passò, Cassano capi che non rientrava più nei piani della Roma, si immalinconì anche per l'addio di qualche dirigente. Quest'anno ormai era svincolato: ha fatto bene a sistemarsi altrove, era nel suo diritto».
Dicono: alla Roma, finché c'era Capello, in fondo le cose andavano abbastanza bene.
«Dai discorsi su Capello vorrei rimanere fuori. Antonio è un ragazzo particolare, ha attraversato tante difficoltà, basta conoscere qualcosa della sua vita per capirlo. Un po' di comprensione in più gli avrebbe solo giovato. Troppo anarchico? L'anarchia ci può stare, in un ragazzo di 23 anni».
E adesso?
«Adesso la palla passa a lui. Lo seguiremo tutti con grande curiosità, dovrà dimostrare di essere all'altezza del Real. Ma lo sarà: va nella società più prestigiosa del mondo, la più organizzata, con un ambiente maturo».
Lei in nazionale dispensa consigli: ne può dare uno a Cassano anche adesso?
«Gli dico solo che a Madrid lo aspetta una casa bellissima, grande e piena di verde, che fa per lui: è lunga 115 metri, è larga 65, può correrci dentro quanto vuole, può starci dentro comodo comodo, può diventare protagonista: le doti non gli mancano, uno come lui può sfondare anche a Madrid».
In Italia non ce l'ha fatta, o almeno non del tutto. Perché?
«Ma sa, il campionato italiano è strano, il nostro calcio nel suo insieme è un po' strano. ..Da noi il calcio maschera tutti i problemi del paese e uno come Cassano, in un certo senso, fa comodo a tutti: lui fa discutere, nei bar e in tv... E se si parla di Cassano non si parla di altri problemi che ci sono nel calcio, magari più gravi. E se si parla tanto di calcio magari la gente non si accorge dei problemi veri, come la sopravvivenza stessa, come la difficoltà ad arrivare alla fine del mese».
E se si scende in piazza per contestare una retrocessione...
«Meglio ancora: le contestazioni per motivi sportivi vanno bene, cosi non si scende in piazza per le altre cose, quelle più gravi. E' la realtà che si vive in certi paesi sudamericani. Cui l'Italia, purtroppo, somiglia sempre di più».

LA REPUBBLICA - 4 gennaio 2006 pag. 47