Onorevoli Colleghi! - L'attività
delle scuole e degli insegnanti di tennis costituisce il cardine
per l'avvicinamento a questo sport da parte di migliaia di persone
e il pilastro fondamentale della ricerca, della selezione e
della formazione degli atleti che costituiscono il serbatoio
a cui il movimento tennistico nazionale può attingere
per lo sviluppo dello sport del tennis. Rappresenta inoltre
un punto di riferimento per l'attività motoria tanto
caldeggiata dai medici poiché, in assenza di specifiche
patologie, può essere praticato a qualsiasi età.
Come infatti dimostrano le ricerche in materia, le nuove metodologie
didattiche fanno sì che il tennis rappresenti, in particolare
nell'età evolutiva, un'ottima attività fisica
e possieda contemporaneamente una forte connotazione ludica
ed educativa.
Le regole stesse che sottendono a questo sport stimolano i bambini
e gli adolescenti allo sviluppo delle proprie potenzialità
sia fisiche che relazionali, migliorano la coordinazione oculo-manuale,
abituano ad allenare i tempi di attenzione e la capacità
di gestire forza e movimento nello spazio.
La disciplina dell'accesso all'attività professionale
di insegnante di tennis è però da sempre priva
di un adeguato quadro normativo di riferimento. Di fatto,
è stata per anni la Federazione italiana tennis a tamponare
un vuoto che si traduce nel quotidiano in un danno all'utenza
non opportunamente garantita sulle conoscenze e sulle capacità
di chi può oggi incontrare in qualità di insegnante
su un campo da tennis. In tal senso va chiarito che mentre
la Federazione italiana tennis organizza percorsi formativi
qualificati e di una durata da 60 a 1.000 ore di attività
didattica a seconda dei livelli professionali, l'attuale assenza
di regole consente ad enti di liquidare la formazione degli
insegnanti di tennis in poche ore di corso, a pagamento e soprattutto
senza nessuna oggettiva selezione di accesso. Tutto ciò
va innegabilmente a danneggiare gli insegnanti che operano con
requisiti professionali di alto livello, ma soprattutto i bambini
che si avvicinano a questo sport senza una corretta guida.
Da anni la Federazione italiana tennis ha istituito percorsi
formativi graduati su vari livelli tenuti da un corpo docente
qualificato che opera nell'ambito della Scuola nazionale maestri,
sulla base di requisiti oggettivi di accesso ai corsi e proponendo
un percorso contrassegnato dalle più avanzate acquisizioni
in materia e adeguato allo svolgimento di una vera e propria
attività professionale. Inoltre, la Federazione stessa
mantiene ed aggiorna, attraverso il Comitato direttivo della
Scuola nazionale maestri, l'albo e gli elenchi dei soggetti
abilitati ad insegnare il tennis presso i circoli affiliati
alla Federazione quale strumento di garanzia e di controllo
per tutti i soggetti coinvolti.
In mancanza di una legge dello Stato che ne riconosca ed
estenda l'efficacia, il sistema di garanzie offerto dalla regolamentazione
della Federazione è ad oggi vincolante solo nei confronti
dei suoi tesserati ed affiliati.
La carenza di un'adeguata disciplina giuridica, nonostante l'impegno
della Federazione italiana tennis nell'attività di selezione,
formazione e aggiornamento professionale dei suoi maestri, ha
comportato, tra l'altro, l'incontrollata proliferazione di soggetti
che esercitano l'attività di insegnante di tennis senza
la necessaria preparazione culturale e tecnica. Ciò a
discapito dell'onorabilità e del prestigio della categoria,
ma soprattutto ad evidente danno degli utenti che si trovano
a pagare un compenso che non corrisponde ad un servizio ed ad
un'attività didattica che un professionista qualificato
dovrebbe fornire.
Senza una legislazione di riferimento che richieda agli aspiranti
insegnanti di tennis di seguire ben definiti percorsi di formazione
e che, una volta passato l'esame di abilitazione, li sottoponga
a corsi di aggiornamento professionale a carattere periodico,
il fenomeno sopra descritto è destinato ad aumentare
in misura preoccupante, abbassando la qualità generale
dell'intero settore.
Già da tempo, la Comunità europea ha provveduto
attraverso due direttive, tra loro complementari, la direttiva
89/48/CEE e la direttiva 92/51/CEE, a disciplinare il settore
delle qualifiche professionali, regolando la formazione professionale
ed il riconoscimento dei titoli professionali acquisiti all'interno
dell'Unione europea.
Entrambe le direttive sopra richiamate promuovono il diritto
dei cittadini dell'Unione europea ad utilizzare le proprie conoscenze
professionali in tutti gli Stati membri, completando e consolidando
allo stesso tempo il diritto degli stessi di acquisire tali
conoscenze nei luoghi in cui lo ritengano opportuno.
Lo Stato italiano ha inoltre recepito la normativa comunitaria
sopra citata, regolante il riconoscimento delle qualifiche professionali
con il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 115, ed il decreto
legislativo 2 maggio 1994, n. 319.
Per quanto riguarda l'accesso alle professioni nell'ambito delle
discipline sportive, le qualifiche professionali che in Italia
hanno ad oggi ricevuto una regolamentazione legislativa specifica,
risultano essere attualmente le attività di guida naturalistica,
istruttore nautico, maestro di sci, guida alpina e guida speleologica.
Alla luce di quanto fin qui esposto, risulta non più
procrastinabile l'emanazione di una legge che fissi i princìpi
per lo svolgimento di questa attività professionale ai
quali le regioni, in collaborazione con la Federazione italiana
tennis, possano efficacemente ispirarsi nell'ambito delle loro
competenze in materia. Le regioni e gli enti locali, così
come il mondo della scuola e le stesse famiglie hanno il diritto
di poter fare riferimento ad un quadro normativo chiaro per
potere sviluppare e promuovere questa attività sportiva.
In particolar modo si sottolinea come proprio la scuola, in
un'ottica di sempre più ampia autonomia e margini di
arricchimento con attività sportive dell'educazione fisica,
deve poter vedere un raccordo sempre più forte con il
mondo dello sport e le federazioni sportive. Tanti bambini e
adolescenti potrebbero trovare infatti proprio a scuola l'occasione
per un primo contatto con il mondo del tennis.
Va poi evidenziato che la presente proposta di legge demanda
alla Federazione italiana tennis, quale ente senza fini di lucro
riconosciuto dal Comitato olimpico nazionale italiano ed operante
sotto la vigilanza dello stesso, il compito di gestire l'albo
professionale degli insegnanti di tennis, di fissare e aggiornare
i criteri e i metodi di insegnamento, nonché di determinare
livelli omogenei nella preparazione tecnico-didattica richiesta
ai candidati. Inoltre la proposta di legge riconosce alla Federazione
il compito di stabilire, in virtù della propria posizione
di membro della Federazione internazionale di tennis, la validità
da attribuire ad autorizzazioni e diplomi rilasciati all'estero,
nel rispetto del quadro normativo comunitario e nazionale.
Si segnala, infine, che uno dei compiti primari di questa
proposta di legge è quello di eliminare l'improvvisazione
in una attività di natura essenzialmente pedagogica,
che richiede ormai un notevole bagaglio non solo tecnico, ma
anche didattico, metodologico e culturale.
(Le sottolineature sono
del Delfino)