La rana è lo stile in cui maggiormente interviene la tecnica.
E' una nuotata con caratteristiche molto diverse rispetto alle altre
e, tra loro, è la più lenta a causa del recupero completamente
subacqueo delle braccia. Nella sua forma elementare è molto
facile da apprendere viceversa lo stile agonistico è sofisticato
e difficile da perfezionare. La rana è lo stile in cui la
spinta delle gambe contribuisce maggiormente all'avanzamento del
nuotatore, facendo stimare i rapporti propulsivi tra arti superiori
e quelli inferiori in una percentuale del 50%, con gran differenza
tra nuotatore e nuotatore
(vedi "LA
FORZA MOTRICE NEGLI STILI").
La respirazione
La respirazione, come nel delfino,
avviene frontalmente e deve essere coordinata con il movimento
delle braccia. La gran maggioranza dei nuotatori respira nella
fase di "presa" mentre nella rana agonistica si respira
dopo, alla fine della trazione.
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Bisogna seguire con
gli occhi il movimento delle mani e quando raggiungono la
linea centrale del corpo, si alza il capo per respirare. |
Un errore dei principianti è di sprecare forza per tirare
fuori la testa dall'acqua; il sollevamento del capo dev'essere
eseguito quando le spalle giungono al loro punto più alto,
in pratica al termine della fase attiva della bracciata. Il potenziale
energetico dell'atleta dev'essere usato per spingersi avanti nell'acqua
e non per farne uscire la testa.
"Il nuotatore, come guida, dovrebbe pensare alla linea
della vista. Quando alza la testa per respirare, dovrebbe riuscire
a guardare diritto in avanti e vedere il fondo della piscina."
(J. Counsilmann "Manuale di nuoto agonistico" Zanichelli
pag. 104)
La coordinazione
Le fasi propulsive delle braccia e delle gambe sono alternate
anzi, in opposizione di fase:
- la trazione delle braccia avviene quando le gambe sono completamente
distese e prima che tale movimento sia terminato ha inizio il
recupero delle gambe,
- la spinta delle gambe comincia quando il viso è immerso
e le braccia non sono ancora completamente distese,
- ci dovrebbe essere una piccola pausa (non uno scivolamento)
alla fine della gambata per far allungare il corpo - se le mani
iniziano a spingere troppo presto si ridurrà la potenza
espressa dal colpo di gambe.
Il movimento delle braccia
La bracciata ha tre caratteristiche:
· il recupero avviene sott'acqua
· la fase di spinta è quasi inesistente
· tutti i movimenti sono eseguiti simmetricamente.
Il
movimento comincia dall'assetto di scivolamento, quando la testa,
immersa nell'acqua, si trova rilassata tra le braccia tese in
avanti. Lo sguardo è rivolto verso il fondo della piscina.
Il
nuotatore ruota le palme verso l'esterno ed inizia la fase di
presa tirando in fuori.
Con il successivo movimento delle mani (trazione) verso l'esterno
ed il basso il nuotatore cerca di sfruttare al massimo la superficie
delle mani e degli avambracci per spingersi in avanti.
Gomiti
e mani affondano in direzione basso, piegando i polsi mentre le
braccia si allargano in un movimento verso il basso. Al termine
della trazione mani, gomiti e spalle sono sullo stesso piano,
gomiti ben alti
Si ha la tendenza di avvicinare i gomiti
verso il torace, ciò è paragonabile al nuotare
il crawl con i gomiti bassi. |
Le
mani, raggiunto il livello delle spalle, si girano verso l'interno
e si riavvicinano velocemente. I palmi sono rivolti uno contro
l'altro.
La testa e le spalle raggiungono in questo momento la posizione
più elevata e si trovano fuori dall'acqua: questo è
il momento giusto per inspirare. Mentre le mani si preparano ad
essere distese in avanti (recupero) le ginocchia cominciano a
flettersi. Le mani avanzano quando sta continuando il recupero
delle gambe.
La testa si flette di nuovo in avanti, i piedi si portano vicino
ai glutei e le braccia si distendono. Con la testa abbassata avviene
il colpo di gambe.
La gambata

Le gambe si trovano distese sotto la superficie dell'acqua e
il loro recupero inizia con una flessione della gamba sulla coscia
e di questa sul bacino.
I piedi si portano quasi in superficie e, nella classica posizione
a martello (in flessione dorsale), spingono con la parte interna
della pianta
del piede con un'energica e rapida "frustata" in fuori
dietro.
Infine le gambe si chiudono estendendosi e accostandosi l'una
all'altra, mentre la pianta dei piedi si rivolge verso l'interno.
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La spinta avviene con potenza, mentre
il recupero dev'essere effettuato lentamente. |
La rana subacquea
Dopo la partenza e dopo le virate è permessa dal regolamento
una bracciata ed una battuta di gambe completa subacquea. Si
può ottenere un gran vantaggio dalla bracciata subacquea
nella quale il movimento delle braccia, anziché finire
all'altezza delle spalle, prosegue fino alle cosce, con la completa
estensione delle braccia all'indietro.
La trazione è simile a quella a clessidra usata nel delfino
ed inizia premendo di lato con le palme rivolte verso l'esterno.
Alla fine della trazione le mani spingono verso la superficie
impedendo al nuotatore di emergere.
Durante il recupero le braccia sono tenute vicino al petto per
creare la minima resistenza possibile all'avanzamento. Le mani
sono poste in avanti contemporaneamente
all'inizio della frustata delle gambe. Errore diffuso è
quello di far durare troppo la fase subacquea
che dovrebbe durare intorno ai quattro secondi.
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