Il nuoto pinnato è considerato, a torto, una disciplina
sportiva parente
povera del più "aristocratico" nuoto. Avendo
nella successione del movimento una frequenza motoria, questa
disciplina è classificata ciclica con prevalente utilizzo
delle gambe. Nel nuoto, i fattori fisici e genetici dell'atleta
(massa corporea, altezza, peso specifico, ecc.) influenzano
in maniera rilevante la prestazione sportiva; invece, nel nuoto
pinnato, la pratica agonistica dà maggiori possibilità
di riuscita a chi lo pratica. Se nella didattica del nuoto pinnato
sono usate le pinne classiche, già nel preagonismo, le
pinne diventano una sola, la monopinna, che allo stesso modo
di una pinna caudale ed aumentando la superficie di propulsione,
velocizza l'uomo che riesce ad ottenere velocità impensabili
con movimenti di un'eleganza unica.
Le gare - Si differenziano in gare di velocità
e di fondo. Le gare di velocità si svolgono esclusivamente
in piscina e si distinguono a loro volta in gare di superficie
e gare subacquee.
Le gare di fondo si svolgono solitamente nei laghi, nei fiumi
o in mare.
Per le competizioni che si compiono in superficie, l'atleta
adopera un tubo aeratore fissato sulla fronte; quelle in immersione
avvengono grazie all'utilizzo di una monobombola (proporzionata
alla distanza di gara da fare) caricata ad aria ed un erogatore.
Solo per la distanza più breve (50 m.) è prevista
una prova in immersione in apnea.
La tecnica - L'atleta di pinnato si muove in acqua
grazie ad un movimento simultaneo degli arti inferiori (battuta
di gambe a delfino) che si divide in due fasi: un movimento
ascendente ed uno discendente che, concorrendo entrambi all'avanzamento,
permettono un utilizzo equilibrato delle masse muscolari degli
arti inferiori.
Il nuotatore usa una monopinna che mantiene i piedi uniti. Il
movimento delle braccia è minimo e, normalmente, sono
tenute distese in avanti con il capo racchiuso tra loro e la
respirazione si esegue con un tubo (snorkel) collocato in posizione
frontale. Nella tecnica moderna del nuoto pinnato il nuotatore
non usa solo i muscoli delle gambe. Il nuotatore realizza un
movimento progressivo attraverso una traiettoria ondulante.
Braccia, busto e piedi realizzano movimenti oscillatori attraverso
una direzione verticale. Le oscillazioni sono minime per le
braccia e maggiori per le gambe.
La figura rappresenta un ciclo completo di un movimento con
la monopinna. Si distinguono due fasi:
un
movimento ascendente (dall'1 al 4) della monopinna con i piedi
estesi ed un movimento discendete che assicura una consistente
propulsione (figure dal 5 al 9). Non ci sono differenze tecniche
tra la nuotata in superficie e quella in immersione, ma in quest'ultima
si può effettuare una maggiore applicazione della fase
ascendente della mono-pinna, giacché il movimento non
è condizionato dalla superficie dell'acqua, in questo
modo il calcio ascendente è molto più efficace