A. Boussana; 0. Galy; 0. Hue; S. Matecki; A. Varrai; M. Ramonatxo;
D. Le Gallais Facultè des Sciences du Sport, France.
International Journal of Sports Medícine, 2003
Il
proposito di questo studio è di comparare gli effetti
della frazione di ciclismo e di quella successiva di corsa sulla
performance dei muscoli respiratori durante la transizione ciclismo-corsa
del triathIon. E' stato ipotizzato che nonostante la moderata
intensità dell'esercizio e l'assenza di esaustività,
la posizione tipica del ciclismo, protesa in avanti, avrebbe
indotto un decremento nella performance dei muscoli respiratori
che si sarebbe riversata nella seguente frazione di corsa m
cui è tipica la posizione verticale del corpo.
E'
stato fatto eseguire a 10 triathleti uomini (di età compresa
tra i 21 e i 23 anni in media) un protocollo di 4 esercizi:
1) un test incrementale di ciclismo per valutare il massimo
consumo di ossigeno (V02max);
2) 20 minuti di ciclismo;
3) 20 minuti di corsa;
4) 20 minuti di ciclismo seguiti da 20 minuti di corsa.
Gli esercizi 2-3-4 erano eseguiti alla stessa intensità,
cioè al 75% del V02max. La forza dei muscoli respiratonì
è stata valutata misurando la massima pressione espirata
(Pe-max) e inspirata (Pi-max) attraverso la capacità
funzionale residuale (FRC) prima e dopo 10 minuti di ciclismo,
la corsa e la combinazione ciclismo-corsa.
La resistenza dei muscoli respiratori è stata valutata
il giomo precedente e 30 minuti dopo il ciclismo, la corsa e
la combinazione ciclismo-corsa, misurando il tempo limite (Tlim).
che corrisponde alla lunghezza del tempo che il carico respiratono
può sostenere prima che il processo di fatica diventi
sufficiente a causare il fallimento dell'azione
I risultati hanno mostrato un simile significativo decremento
nella Pi-max e nel Tlim dopo il ciclismo e dopo la combinazione
ciclismo-corsa, comparata con i valori misurati primadell'esercitazione.
In contrasto, Pimax e Tlim non erano significativamente diminuiti
dopo l'esercitazione di corsa. Si può quindi concludere
che un'esercitazione di moderata intensità non eseguita
a livello massimale fino all'esaustività, induce un decremento
della performance dei muscoli respiratori. Inoltre la fatica
dei muscoli respiratori indotta dalla frazione antecedente di
bici si mantiene nella successiva frazione di corsa senza né
cessare, né peggiorare
Queste osservazioni suggeriscono che la corsa non incrementa
la fatica dei muscoli inspiratori indotta dal ciclismo, ma è
la modalità dell'esercizio che influenza la forza dei
muscoli inspiratori stessi. Questa ipotesi è rafforzata
dal presente studio in cui si è riscontrata la mancanza
di una
significativa diminuzione in Pi-max, notata dopo la corsa. Il
ciclismo può essere più costrittivo per i muscoli
inspiratori n'spetto alla corsa a causa della posizione che
si assume durante la frazione in bici. Tale posizione può
incrementare illavoro dei muscoli addominali e quindi anche
quello del diaframma. Inoltre, durante il ciclismo, i muscoli
toracici possono essere responsabili non solo per i normali
atti della respirazione, ma anche per la stabilizzazione del
torace e il ruolo degli arti superiori sul manubrio. Questo
ulteriore ruolo dei muscoli respiratori sulla locomozione nel
ciclismo può spiegare lo sviluppo della fatica dei muscolì
inspiratori. Al contrario, la posizione eretta che si assume
nella corsa può essere vantaggiosa per il lavoro diaframmatici
e quindi per i muscoli inspiraton e i muscoli toracici possono
essere coinvolti minimamente nella stabilizzazione del torace
e durante la corsa.
Questo studio perciò conferma. che la modalità
dell'esercizio induce specifici effetti sui muscoli respiratori
e che il ciclismo può generare una fatica dei muscoli
respiratori di gran lunga maggiore rispetto alla corsa.
dal sito della F.I.TRi. http://www.fitri.it/fitri/20030604c.pdf
LE SOTTOLINEATURE SONO DEL DELFINO